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Audio guida del battello 404

Una traccia turistica geolocalizzata racconta un incendio prima che accada, poi continua a indicare moli, pontili e passeggeri che nessuno ricorda di aver visto salire.

Pubblicato 16 Giugno 2026 10:10 6 minuti di lettura
Audio guida del battello 404

La prima segnalazione arrivò da una coppia di turisti che non voleva finire in nessun articolo. Avevano scaricato una piccola audio guida per visitare il vecchio imbarcadero fluviale, uno di quei percorsi geolocalizzati che si attivano da soli quando il telefono riconosce il punto esatto. L’app si chiamava Battello 404 e non risultava più disponibile negli store. Lei giurò di averla installata mesi prima, forse durante un weekend mai fatto; lui sosteneva che fosse comparsa nella cartella dei viaggi senza chiedere nulla a nessuno.

All’inizio sembrava solo un contenuto turistico mal tenuto. Una voce maschile, calma e leggermente metallica, raccontava la storia del pontile, le famiglie che aspettavano le partenze domenicali, le fotografie scattate davanti alle bitte di ferro, l’odore di nafta e zucchero filato nelle sere d’estate. Poi la guida si interruppe per qualche secondo. Quando riprese, la voce disse: “Fra tredici minuti il fumo uscirà dalla seconda finestra del deposito. Non attraversate la passerella dopo il terzo suono.”

La voce che conosceva l’incendio

La coppia pensò a un effetto narrativo. In città esistevano tour macabri, percorsi sui delitti, leggende confezionate per vendere biglietti serali. Ma il deposito indicato dall’audio non era un set: era un edificio basso, murato a metà, con i vetri coperti da tavole scure e una porta di servizio piegata dalla ruggine. Nessun cartello, nessuna scenografia, nessun gruppo in attesa. Solo il fiume immobile e il rumore distante del traffico.

Al tredicesimo minuto, dalla seconda finestra uscì davvero un filo di fumo. Non una nuvola spettacolare, ma una riga sottile, grigia, quasi educata, come se qualcuno avesse acceso una sigaretta dietro le assi. Lei smise di registrare. Lui chiamò i vigili del fuoco, balbettando che forse c’era un principio d’incendio. Prima che potesse spiegare meglio, dall’app arrivò il primo suono: un rintocco basso, simile a una campana registrata sott’acqua.

Il secondo suono arrivò mentre correvano verso la strada. Il terzo, più vicino, uscì dagli auricolari e allo stesso tempo dal pontile alle loro spalle. La passerella cedette pochi istanti dopo, non per le fiamme ma per il legno marcio che da anni nessuno controllava. Se fossero rimasti a filmare il deposito, sarebbero caduti nel tratto più scuro, quello dove la corrente gira su sé stessa e restituisce solo le bottiglie vuote.

Un percorso che non appare sulle mappe

Nei giorni successivi la notizia non ebbe spazio. Il deposito bruciò poco, la passerella venne transennata, nessuno risultò ferito. La coppia consegnò la registrazione a un conoscente che lavorava in una redazione locale. Il file, però, durava meno di quanto ricordassero. Mancavano i rintocchi, mancava la previsione, mancava persino il nome dell’app. Restava una voce qualsiasi che descriveva il panorama fluviale e consigliava una pausa davanti all’acqua.

La cosa più strana era il tracciato. L’app non seguiva le strade turistiche, ma una linea spezzata lungo il fiume: pontili dismessi, approdi chiusi, depositi incendiati, scale che scendevano verso l’acqua e finivano contro cancelli saldati. Ogni tappa corrispondeva a un piccolo incidente dimenticato. Una caduta, un corto circuito, una barca scomparsa per una notte, un bambino perso tra la folla e ritrovato ore dopo in silenzio, con i vestiti asciutti nonostante dicesse di essere caduto nel fiume.

Il battello che arriva in ritardo

Quando il giornalista provò a installare il file recuperato da un vecchio backup online, il telefono non mostrò nessuna icona. Eppure, appena si avvicinò al primo pontile, la voce partì da sola. Non descriveva il passato: usava il futuro prossimo, come se stesse leggendo una cronaca già scritta ma non ancora avvenuta. “La donna con il cappotto rosso perderà l’equilibrio.” “Il ragazzo vicino al parapetto sentirà chiamare il proprio nome.” “La luce del chiosco si spegnerà prima dell’urlo.”

Acqua scura e approdo notturno in una scena fluviale inquietante

A metà del racconto, l'acqua diventa il punto in cui la guida smette di sembrare turistica e comincia a predire.

La voce non sembrava maligna. Non invitava a fare nulla, non chiedeva di seguire strade isolate, non prometteva rivelazioni. Si limitava a indicare il punto in cui la realtà stava per incrinarsi. La sua freddezza era peggiore di una minaccia. Sembrava la voce registrata di qualcuno che, dopo aver assistito mille volte alla stessa tragedia, non aveva più la forza di stupirsi.

La traccia del General Slocum

Una delle tappe più lunghe si attivava il 15 giugno, anche se il percorso si trovava a migliaia di chilometri da New York. L’audio parlava di un battello carico di famiglie, di una gita parrocchiale, di giubbotti marci e fiamme che corsero più veloci delle preghiere. Non nominava subito il General Slocum, ma ogni dettaglio conduceva lì: il disastro del 1904, l’incendio sull’East River, le centinaia di vittime intrappolate tra panico, acqua e fumo.

Poi la guida collegava quella memoria a luoghi che non avevano nulla in comune, se non la presenza dell’acqua e di una folla convinta di essere al sicuro. Il giornalista capì che l’app non prediceva gli incendi come un oracolo. Li raccoglieva. O forse li riconosceva prima degli altri, come certi animali sentono arrivare il terremoto. Ogni molo conservava una possibilità di disastro, e Battello 404 la faceva parlare con una voce pulita, da museo.

Quella sera il telefono pronunciò una frase diversa dalle altre: “Questa tappa è stata rinviata centoventidue anni. Il battello non è in ritardo. Siete voi ad averlo raggiunto troppo presto.” Sullo schermo apparve per un istante una mappa impossibile, con il fiume locale sovrapposto all’East River, i pontili allineati come ferite che coincidono quando si piega un foglio.

La registrazione finale

Il file che circola oggi, se circola davvero, dura ventiquattro minuti e sette secondi. Chi dice di averlo ascoltato racconta sempre lo stesso dettaglio: la guida resta innocua finché ci si limita a sentirla da casa. Diventa precisa solo quando il GPS aggancia un luogo d’acqua, meglio se dimenticato, meglio se recintato da anni. A quel punto non serve premere play. La voce inizia a parlare come se aspettasse proprio quel passo.

Da allora nessuno conserva a lungo Battello 404. La si elimina, riappare. La si trasferisce su un telefono spento, e il telefono si riaccende quando passa vicino al fiume. La si ignora, e dopo qualche settimana arrivano notifiche mute con orari sempre più vicini. Non annunciano grandi catastrofi. Parlano di piccoli cedimenti, corti circuiti, fumo dietro una finestra, assi che scricchiolano tre secondi prima di spezzarsi.

La coppia del primo incendio ha cambiato città. Il giornalista non scrive più di cronaca locale. Il tecnico usa ancora un telefono senza GPS, vecchio e graffiato, perché sostiene che il silenzio delle mappe sia l’unico vero lusso rimasto. Tutti e tre, però, ricordano l’ultima frase ascoltata prima di spegnere l’app: “Grazie per aver scelto Battello 404. Se la riva è vuota, attendete. Il vostro imbarco è già stato registrato.”

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Vincenzo P.

Autore e curatore di Residuoscuro, è appassionato fin da bambino di cinema horror, misteri e leggende urbane. Esplora storie inquietanti e fenomeni insoliti con curiosità e attenzione per il confine tra realtà e immaginazione.