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Il forum che aspettava il passaggio

Un vecchio forum astronomico legato alla notte della scoperta di Hale-Bopp ricomincia a inviare notifiche agli utenti cancellati da anni.

Pubblicato 23 Luglio 2026 13:00 8 minuti di lettura
Il forum che aspettava il passaggio

Il 23 luglio 1995, mentre Alan Hale nel New Mexico e Thomas Bopp in Arizona osservavano indipendentemente la stessa macchia luminosa destinata a diventare la cometa C/1995 O1 Hale-Bopp, sul forum amatoriale “Perielio Basso” comparve un thread senza autore. Non era ancora un vero forum come li avremmo ricordati anni dopo: girava su un server universitario prestato, pagine grigie, firme in ASCII, messaggi che arrivavano via digest notturno. Il titolo del thread diceva soltanto: passerà quando sarete offline. La data, però, era corretta al minuto.

Trentun anni più tardi, Matteo Riva ricevette una notifica da quel forum su un indirizzo che non usava dal liceo. L’oggetto era: “Risposta al tuo messaggio in: passerà quando sarete offline”. Matteo non ricordava di aver scritto nulla. Ricordava il rumore del modem USRobotics di suo padre, i cieli stampati da una rivista di astronomia, la coda biancastra di Hale-Bopp vista nel 1997 da un campo dietro Varese. Ricordava anche una sensazione più precisa e meno innocente: l’idea, da ragazzo, che se abbastanza persone fissano lo stesso punto del cielo, qualcosa dall’altra parte possa accorgersene.

La notifica a un utente cancellato

Il messaggio era arrivato alle 03:17, da un dominio morto da anni. Matteo lavorava come sistemista e sapeva che le cose morte su internet non muoiono mai del tutto: restano in cache, su dischi dimenticati, in backup migrati da qualcuno senza leggere le cartelle. Aprì l’header con fastidio professionale. I passaggi SPF erano falliti, il relay non esisteva più, il timestamp interno era scritto in formato RFC 822 ma con una stranezza: indicava il 23 luglio 1995 come data di origine e l’ora esatta della scoperta riportata nei vecchi archivi astronomici. Il corpo del messaggio conteneva una sola riga: tu hai chiesto di essere avvisato al ritorno.

Matteo cercò “Perielio Basso” su motori, archivi e mirror. Trovò pochissimo: una pagina catturata nel 1998 con tre categorie, “osservazioni”, “strumenti”, “oggetti non catalogati”; un nickname che forse era il suo, “m_riva77”; una firma con coordinate sbagliate di pochi secondi d’arco; e un vecchio file compresso, perielio_dump.zip, salvato da un collezionista di software astronomico. Lo scaricò in una cartella temporanea. Mentre l’estrazione procedeva, il suo telefono vibrò sul tavolo, benché fosse in modalità aereo. Notifica email. Stesso oggetto. Nuova riga: non aprire il dump se vuoi restare dopo il passaggio.

Fu allora che Matteo capì il conflitto vero. Non doveva stabilire se una macchina potesse inviare messaggi dal passato; doveva decidere se la sua curiosità fosse ancora sua. Hale-Bopp era un fatto: scoperta indipendente, traiettoria calcolata, visibilità eccezionale, immagini e dati NASA, circolari astronomiche, osservazioni pubbliche. Attorno a quel fatto erano cresciute testimonianze sincere, fotografie, notti in collina, ma anche leggende, presagi e interpretazioni apocalittiche. Il forum sembrava appartenere a quel terzo strato: non il cielo, non i dati, ma la febbre umana nata davanti a un oggetto troppo luminoso per restare soltanto oggetto.

Il thread senza ultima pagina

Nel dump c’erano 412 utenti registrati. Matteo lanciò uno script per ricostruire le pagine HTML e scoprì che 137 account risultavano cancellati nello stesso giorno: 2 aprile 1997, poco dopo il massimo splendore della cometa. Ogni profilo aveva una riga identica nel campo note: attendere conferma del passaggio. Non era una formula dell’applicazione. Qualcuno l’aveva scritta a mano, o l’aveva fatta scrivere da un processo abbastanza vecchio da non lasciare log leggibili.

Il thread originario era il più danneggiato. Le prime pagine contenevano discussioni normali: mappe celesti, oculari da 10 millimetri, consigli per evitare la foschia, entusiasmi da astrofili. Poi il tono cambiava. Un utente chiamato “coda_blu” sosteneva che vicino alla cometa si vedesse un compagno invisibile agli strumenti domestici. Un altro, “ephemeris”, correggeva con pazienza: artefatti, stelle di fondo, rumore fotografico. Seguivano litigi, scuse, disegni, coordinate. Nulla che non potesse appartenere alla storia culturale di Hale-Bopp, compreso il modo in cui un fenomeno verificabile diventò schermo per ansie settarie e desideri di ordine. Ma dopo la pagina 19 compariva una pagina 19b. E dopo la 19b, un’altra 19b. E poi ancora.

Scrivania notturna con computer acceso e mappe di una cometaNel dump ricostruito, la stessa pagina del forum tornava con piccole differenze, come se qualcuno avesse risposto da un minuto che non finiva.

Matteo confrontò le versioni. A ogni duplicazione mancava un utente in più dalla lista in fondo alla pagina. Non bannato, non rimosso: svuotato. Il nickname restava, ma senza messaggi, senza firma, senza data di iscrizione. Alla trentaduesima copia trovò il suo nome. Non il nickname: il suo nome completo, Matteo Riva, seguito dall’indirizzo della casa in cui abitava ora, in una via che nel 1995 aveva un altro numero civico. Sotto, un messaggio che non aveva mai scritto: “Se ricevete una notifica quando la cometa non è più visibile, non rispondete. Il forum non archivia le discussioni. Archivia chi aspetta.”

Gli utenti che risposero

Alle quattro e due minuti Matteo chiamò Sara, un’amica che lavorava in conservazione digitale. Non le raccontò tutto. Le mandò solo il dump e le chiese di verificare se fosse un falso moderno. Sara rispose dopo nove minuti con un audio breve, troppo basso. Si sentiva un fruscio di fondo, come carta strofinata contro un microfono. Disse che alcuni file avevano date impossibili, ma non nel senso teatrale del termine: erano scritti con offset coerenti con sistemi Unix mal configurati, backup su nastro e migrazioni universitarie. Poi aggiunse: “C’è un file users_returned.csv. Non aprirlo da solo.”

Matteo lo aprì lo stesso, naturalmente. Dentro c’erano 137 righe. Nome utente, email, data di cancellazione, data di notifica, esito. La maggior parte degli esiti era vuota. Alcuni dicevano “risposto”. Accanto a quegli account, le date di notifica corrispondevano a anni diversi: 2001, 2007, 2013, 2020. Matteo cercò tre nickname ancora tracciabili. Uno apparteneva a un professore di fisica morto in un incidente stradale due giorni dopo aver scritto su un blog che “il cielo aveva mandato una ricevuta di lettura”. Un altro a una donna di Forlì che aveva smesso di aggiornare il proprio sito personale dopo una pagina intitolata “Non sono più nell’elenco”. Il terzo era Sara.

La riga di Sara non esisteva un minuto prima. Matteo ne era certo perché aveva cercato il suo nome nel file. Ora invece c’era: s_greco, email universitaria, data cancellazione 02/04/1997, data notifica 23/07/2026, esito “in compilazione”. Il telefono vibrò ancora. Questa volta era un messaggio di Sara: “Mi è arrivata una mail dal tuo account. Dice che il passaggio è iniziato da te.” Matteo guardò la propria casella inviata. Vuota. Guardò il forum ricostruito nel browser. La pagina 19b si era aggiornata senza refresh. In fondo, sotto la lista utenti, comparve una frase nuova: chi guarda insieme non torna mai da solo.

Il passaggio non era nel cielo

Matteo scollegò il router, spense il portatile, staccò la presa multipla. Il monitor rimase acceso per qualche secondo, alimentato da una carica residua che conosceva e che pure, in quel momento, sembrò troppo lunga. Nel nero dello schermo vide il riflesso della stanza: libreria, tazza, finestra, la sua spalla curva. Dietro di lui, però, c’era una seconda luce, piccola e lattiginosa, come una cometa vista senza cielo. Si voltò. Sul vetro della finestra, dalla parte interna, si era formata una scia di condensa. Non disegnava parole. Disegnava una coda.

Quando la corrente del monitor morì, arrivò l’ultima notifica. Non su email, non sul telefono: dal vecchio altoparlante del computer, quello che non usava da mesi, uscì il suono secco di un modem in handshake. Due fischi, un raschio, una serie di impulsi. Matteo non ebbe bisogno di interpretarli. Li aveva ascoltati da bambino, nella stanza di suo padre, mentre aspettava che una pagina si caricasse riga per riga. Era il suono di qualcuno che entrava. O di qualcosa che veniva lasciato entrare perché l’attesa era stata scambiata per consenso.

Al mattino Sara trovò Matteo seduto davanti al portatile spento. Era vivo, lucido, infreddolito. Disse di non ricordare le ore tra le 04:19 e le 05:03. Sul tavolo c’era un foglio stampato con la lista degli utenti cancellati; 136 nomi erano barrati a matita, uno no. Nel browser, riacceso con una batteria di emergenza, il forum mostrava finalmente la pagina 20. Non c’erano messaggi. Solo una tabella intitolata “presenti al passaggio” e una colonna di indirizzi email. In cima alla lista compariva quello di Matteo. Subito sotto, quello di Sara, ancora grigio.

Sara fece la cosa più difficile: non rispose. Non cancellò, non commentò, non condivise lo screenshot. Chiuse il dump in un archivio cifrato e lo mise su un disco esterno senza etichetta. Matteo, per settimane, ricevette notifiche mute alle 03:17. Ogni volta l’oggetto era identico, ma il corpo cambiava: coordinate, frammenti di vecchi post, formule di benvenuto. Poi, una notte, arrivò una mail vuota con un allegato chiamato after_perihelion.txt. Sara lo aprì su una macchina isolata. Conteneva soltanto una frase: il passaggio è ciò che resta quando tutti hanno smesso di guardare.

Da allora “Perielio Basso” non compare nei motori di ricerca e il dominio non risolve. Eppure, ogni 23 luglio, alcune caselle dimenticate ricevono una notifica da un thread del 1995. Non tutte appartengono ad astrofili. Alcune sono di persone nate dopo la grande cometa, persone che non hanno mai puntato un telescopio né letto una circolare astronomica. La spiegazione più sobria è un archivio compromesso, un falso ben costruito, una catena di migrazioni tecniche diventata leggenda. Matteo accetta questa versione quando parla con gli altri. Ma conserva ancora il vecchio foglio, e sa che ogni anno la lista perde un nome barrato. Non perché qualcuno muoia. Perché qualcuno risponde.

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VI

Vincenzo P.

Autore e curatore di Residuoscuro, è appassionato fin da bambino di cinema horror, misteri e leggende urbane. Esplora storie inquietanti e fenomeni insoliti con curiosità e attenzione per il confine tra realtà e immaginazione.