
Cos'è l'EVP
EVP è l'acronimo di Electronic Voice Phenomenon — fenomeno delle voci elettroniche. In termini semplici, è il nome dato a suoni o voci che compaiono in registrazioni audio in circostanze in cui non dovrebbero esserci fonti sonore identificabili.
Il fenomeno è documentato da oltre settant'anni, è stato studiato da ricercatori di tutto il mondo, e non è stato definitivamente spiegato né dalla scienza né confermato come prova di sopravvivenza post-mortem. Vive in questo spazio ambiguo — abbastanza reale da non poter essere ignorato, abbastanza misterioso da non poter essere archiviato.
La storia: Friedrich Jürgenson
L'inizio documentato dell'interesse scientifico per l'EVP risale al 1959. Friedrich Jürgenson, pittore e documentarista svedese, stava registrando il canto degli uccelli in una foresta quando, ascoltando i nastri sviluppati, notò una voce sovrapposta ai suoni ambientali. La voce commentava, in svedese, il canto degli uccelli. Non c'era nessuno nei pressi durante la registrazione.
Jürgenson, invece di archiviare l'episodio come anomalia tecnica, iniziò a registrare sistematicamente. Nel corso degli anni accumulò centinaia di registrazioni con voci non identificabili. Alcune sembravano rispondere a domande dirette. Alcune usavano nomi propri che nessuna persona presente conosceva.
Publicò le sue ricerche nel 1964. Furono il punto di partenza per un campo di ricerca — controverso, spesso ai margini della scienza ufficiale, ma persistente — che continua fino ad oggi.
L'EVP in Italia
L'Italia ha una tradizione di ricerca sull'EVP relativamente solida, legata in parte alla tradizione cattolica che ha sempre lasciato spazio alla comunicazione con i defunti come tema teologico.
Il Centro Studi Parapsicologici di Bologna, fondato nel 1954 e ancora attivo, ha accumulato nel corso dei decenni centinaia di registrazioni EVP raccolte in tutta Italia. Il loro archivio include alcuni casi particolarmente difficili da spiegare:
Il caso di Dozza (1997): Una famiglia che aveva installato apparecchiature di registrazione ambientale in una casa di campagna dopo aver sentito rumori notturni inesplicabili. Le registrazioni catturarono, in tre notti consecutive, voci in dialetto romagnolo che usavano nomi di componenti della famiglia deceduti anni prima. Le analisi spettrali non hanno rilevato tracce di manipolazione.
Il caso di Trieste (2003): Un ricercatore che lavorava nel Castello di Miramare ottenne il permesso di installare microfoni professionali in alcune sale del castello. Le registrazioni catturarono suoni compatibili con conversazioni in tedesco — la lingua di Massimiliano d'Asburgo — in sale in cui nessuno era presente. La qualità audio non era sufficiente per una trascrizione, ma i linguisti consultati confermarono la compatibilità con il tedesco ottocentesco.
Il caso di Ferrara (2019): Documentato in questo magazine nel racconto L'eco — un ingegnere del suono che trova registrazioni di voci in una casa di campagna del nonno. Caso non verificato in modo indipendente, ma coerente con i pattern EVP documentati.
La spiegazione scientifica
La spiegazione scientifica più accreditata per la maggior parte dei fenomeni EVP è la pareidolia uditiva: la tendenza del cervello umano a riconoscere pattern familiari — soprattutto voci umane — in suoni casuali o ambigui.
Questa spiegazione copre molti casi: il rumore bianco, le interferenze radio, i suoni ambientali filtrati attraverso muri e superfici assorbenti possono tutti generare suoni che il cervello interpreta come voce.
Ma non copre tutti i casi. In particolare, non copre i casi in cui le voci usano nomi specifici, informazioni specifiche, o rispondono a domande in modo contestualmente appropriato. Il cervello può sentire voci dove non ci sono — ma non può inventarsi informazioni che non conosce.
I ricercatori più seri nel campo dell'EVP distinguono tra le due categorie: pareidolia e qualcosa d'altro che non ha ancora un nome soddisfacente.
Come ascoltare con le orecchie giuste
Se volete sperimentare l'EVP, i ricercatori consigliano alcune precauzioni metodologiche:
Usare microfoni di qualità — i microfoni di bassa qualità introducono artefatti. Registrare in ambienti controllati, con fonti di rumore note. Ascoltare le registrazioni più volte, con e senza cuffie, a volumi diversi. Non fare analisi da soli — l'aspettativa influenza l'ascolto.
E, soprattutto, ricordare che sentire qualcosa non significa necessariamente sentire quello che sembra.
Ma a volte, secondo chi ci ha lavorato davvero, sembra esattamente quello che sembra.


